mercoledì 6 giugno 2012

Inutili pensieri in libertà

Stasera mi sono fermata a riflettere sulla vera importanza della vita. A volte faccio passare giorni e giorni senza quasi ricordarmente. Ore scivolate via dalle dita e inesorabilmente perse.
Ore importanti che vengono sottratte al totale che ci è stato assegnato quando siamo venuti al mondo. Ore buttate a lamentarci del governo, dell'economia, dei soldi, della famiglia, degli amici, dei nemici, dei clienti, dei fornitori, della sfortuna, del vicino di casa, del cane, del marito, della sorella.

Non sono nè particolarmente zen, nè riflessiva, ma stasera pensando a mia mamma mi sono spaventata. No. Non tornerà più da me. Ed è inesorabilmente persa. Come tutti quegli amici che l'hanno accompagnata lassù, laggiù, o ovunque vadano le anime dei morti. Vivi nei miei ricordi ma passati in una dimensione invalicabile.

Pensavo a quanto è difficile andare avanti. Pensavo all'idea che anche se non ci sono bombe nè fucili stiamo vivendo una guerra del XXI secolo (semplificando moltissimo: una guerra economica che porta dei paesi ricchi a decidere la sorte di paesi meno ricchi) e riflettevo sulla pesantezza che spinge tanta gente a provare a porre fine alla propria vita, a volte purtroppo ottenendo il risultato. Pensavo anche a chi viene costretto a lasciare questa terra. Pensavo che che una volta salutati, una volta posati in una cassa di legno, una volta pianti e ricordati, il mondo continuerà a girare su se stesso, e intorno al sole. Le stagioni continueranno a susseguirsi, le ore a passare, la civiltà ad evolvere (o involvere).  E che chi è morto, passate le generazioni verrà dimenticato e non sarà che un faccia da qualche parte in qualche foto sbiadita dal tempo. E forse è per questo che a me piace tanto ricordare.

Pensavo all'idea che una volta venuti al mondo siamo già in scadenza. E che non ci sono nè se nè ma. Succederà a tutti, prima o dopo. Ricchi o poveri, felici o infelici, sani o malati, simpatici e antipatici, famosi e anonimi, a me e a te. Tutti in cammino verso la medesima destinazione.

E allora che senso ha ciò che facciamo? Perché litigare? Perché invece non aiutarsi?
Perché far guerre, conquistare paesi per imporre un idea forse vera, o forse no?
Perché far guerre, conquistare paesi per averne un ritorno economico che porterà un benessere fittizio per qualcuno e un malessere veramente acuto per qualcun'altro quando con tutta probabilità saremo fianco a fianco sottoterra.

Perché non vivere al nostro meglio quel lungo o breve tratto di strada che siamo destinati a compiere?
Perché avere paura? Perché provare odio?

Perché aprire il blog e scrivere tutte queste domande in rete aggiungendo questo post inutile ad un altro mucchio di post inutili sul senso della vita?

Non lo so, probabilmente semplciemente per respirare ancora, per provare che ci sono stata e per scrivere nero su bianco che, nonostante tutto, io ho fatto del mio meglio per cercare il mio angolo di felicità. Anche scrivendo post assolutamente insulsi.

4 commenti:

  1. Mi piace leggere i tuoi post, apparentemente inutili. Spesso, invece, costringono a pause e riflessioni profonde.
    Poi è vero che tutto continua e poco cambia, ma poco è più di niente...
    Il giorno in cui morì mio padre, il 16 ottobre del 1984 era una splendida giornata di sole, calda, nonostante l'autunno. Ricordo perfettamente che andavo verso l'ospedale, portando i vestiti che avrebbe indossato per l'ultimo viaggio e pensavo: "perché il mondo non si ferma? Come fanno le persone a continuare a parlare, guidare, prendere il bus, quando mio padre non c'è più, e il mio mondo è crollato?", però anch'io ho continuato a vivere e a farlo vivere. Una persona non muore davvero fino a che c'è chi si ricorda di lei.
    E per finire questa lunghissima risposta, il senso della vita, a mio modesto parere, è cercare di ridurre le divisioni, è tentare di unire, è lavorare "per" e non "contro".
    Se ne hai voglia leggi "Una saldissima fede incerta" di Antonio Thellung, ediz. Paoline. (http://www.antoniothellung.it/leggi_scritti.asp?sezione=scritti&id_contenuto=65)
    La prima parte è un po' pesantina e forse ripetitiva, ma se tieni duro nella seconda metà l'autore fornisce spunti notevoli anche per chi non è credente.
    Perdona la lunghezza. Un abbraccio

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  2. Sono le stesse domande che mi pongo io. In fondo siamo dei microbi che girano per l'universo su di un granello di polvere, se ci pensassimo forse vivremmo la vita con più serenità, invece molti sono impegnati a fare il proprio sporco interesse e più ricchi sono e più ingordi sono. E' la natura umana, purtroppo.

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  3. Io i tuoi pensieri non li trovo mai inutili. Ti dico solo che se tutti avessero questi pensieri inutili, beh....non c'è bisogno di dirlo, sarebbe tutto molto piu facile. Anzi, sarebbe un mondo migliore!

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  4. Però..è che questi pensieri me li faccio anch'io ogni tanto, ma poi mi rendo conto che la vita travolge anche quei pensieri, anche perchè se non lo facesse sarei già in depressione..e ti dò ragione sul concetto di guerra, visto che i caduti ci sono lo stesso anche senza bombe e nelle mie zone poi sembriamo nel dopo guerra (vivo nella bassa modenese)..questi pensieri per me ce li hanno tutti in mente, ma pochi hanno il coraggio e la capacità di condividerli, quindi grazie..

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