sabato 18 maggio 2013

Ritornare ad essere una knitter

Ho passato più di un mese a correre dietro a tutto. A lavorare come una pazza ed arrivare la sera in tempo solo per andare a dormire e riniziare il giorno dopo.
E ora ho davvero voglia di scalare marcia.

Il primo passo è ricordarmi chi sono e ritornare ad essere una knitter.

Ricordarmi quella sensazione di gioia quando si inizia un nuovo scialle, di quando si chiacchiera con le amiche di lana e filati, di quanto è bello sferruzzare nel silenzio, non pensando a nulla, se non a quanti dritti mancano per arrivare al prossimo gettato.

A volte si sognano vacanze meravigliose e inaccessibili e desideri troppo lontani da raggiungere. E invece la felicità stava proprio lì a portata di mano.

Sotto la scrivania, nella scatola dei gomitoli.

E' bello, anche solo per qualche ora, avere il solo problema di scegliere quale schema iniziare.

Buon week end sferruzzante. Qualsiasi problema abbiate non dimenticate mai che sferruzzare anche solo per un quarto d'ora al dì è il diritto di ogni lanista quasi anonima

mercoledì 1 maggio 2013

Letture che fanno bene.

Oggi sto leggendo un bel testo.
Vi riporto qualche frase, tra quelle che ho trovato più a tema per la giornata odierna.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.
Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.


La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.

Buon primo maggio ai lavoratori, alle lavoratrici (sia in casa che fuori), a chi lavora anche oggi, ma soprattutto a chi il lavoro lo ha perso, non lo trova, oppure lo sta difendendo coi denti.




giovedì 25 aprile 2013

Il venticinque aprile non è morto

Non credete a chi pensa che sia necessario urlare per farsi ascoltare.
Non credete a chi cerca di farvi dimenticare la storia. 
Non fidatevi di chi strumentalizza le date.

Il venticinque aprile non è morto.
Il venticinque aprile non sarà morto fino a che ci sarà qualcuno (nonostante la crisi, nonostante le ristrettezze, nonostante il malgoverno, il maltempo e il maltolto) a riunirsi per portare dei fiori su una lapide e fermarsi un minuto in rispettoso silenzio a ricrodare.


Il venticinque aprile non sarà morto fino a che ci saranno delle bandiere che sventolano in modo che i bambini possano chiedere ai genitori cosa si festeggia.

Non fidartevi di chi non si ricorda cosa si festeggia
Non fidatevi di chi vi chiede di non ricordare.

Il venticinque aprile non è morto ed è proprio nei momenti difficili, come questo, che dobbiamo ergerlo a bandiera e sventolarlo in faccia a chi vorrebbe vederci soccombere.

Il venticinque aprile non è morto.
Il venticinque aprile è speranza.
Il venticinque aprile si festeggia la vittoria della Resistenza.

Non fidatevi di chi pensa che "Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere."
Se i partigiani tornassero tra noi si arrotolerebbero le maniche e rinizerebbero a combattere, e così noi dobbiamo fare.

Il venticinque aprile, ora e sempre Resistenza.

domenica 21 aprile 2013

Bye bye B(ersani)

"..e son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo...

Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare!"
F. Guccini, l'Avvelenata


Non riesco ad esprimere a parole quello che sento nel mio cuore e nel mio stomaco in questo momento.
Una sinistra allo sbando, un paese fermo ad aspettare, mesi persi ed essere ancora allo stesso punto.

Io ho sempre scritto un po' della politica che sentivo, da inesperta, da ignorante, da elettrice, dal mio punto di vista.

Non riesco più. Ho tenuto botta negli anni della destra, nei corsi e ricorsi e nei brevissimi governi di sinistra, nelle spaccature del partito che ho sempre seguito e in cui ho sempre creduto. Ho sempre investito i miei bravi due euro in una scheda delle primarie, ho sempre preso la mia tessera elettorale e, anche nei momenti più bui, sono sempre entrata nella cabina e ho sempre messo un segno su un nome. Ho sempre aspettato fiduciosa il momento in cui sarebbe arrivato il turno della parte politica di cui mi fidavo, con pazienza.
Ho scritto dell'ultima caduta di mr. B e delle mie impressioni su un governo entrante che rappresentava il fallimento della politica.
Tutti i libri letti per capire, tutte le pagine lette per arrivare a decidere cosa pensavo fosse meglio per me.

Mi è stato tolto anche questo. Oggi mi è stato insegnato che l'Italia, ed io, non possiamo sperare in niente di meglio che un pugno di anziani sempre uguali, sempre più vecchi ed in evidente stato confusionale.
Oggi mi è stata tolta la fiducia nella politica, e nella parte politica che ho sempre sostenuto e di cui mi fidavo.

Non ricordo, a memoria, un momento politico in cui la base sia stata ignorata così pesantemente e il partito sia stato così tanto spezzato e diviso (e deriso).

Vado a letto con lo stomaco sottosopra, ma pensando che, dopotutto, non tutto il male vien per nuocere.

Se le crisi servono ai cambiamenti spero che questa possa far comprendere a tutti, quando la sinistra abbia bisogno di un partito di sinistra (la ripetizione è voluta) quanto più possibile coeso, propositivo, onesto e rappresentativo dei suoi elettori.

mercoledì 17 aprile 2013

I problemi della knitter #1

L'organizzazione dello stash.
Trovare nuovi modi per giustificare tutta quella lana in casa. :)


lunedì 15 aprile 2013

E poi ci sono io.

Oggi, mentre scansionavo pile di tavole, crocettavo milioni di moduli e bestemmiavo contro l'italica burocrazia, ho aperto il blog di Chiara.
La premessa doverosa è che, per me, è sempre un piacere leggere i suoi post. Ho riso con lei, gioito con lei, pianto con lei e sperato con lei da quando ha iniziato l'avventura di diventare mamma.
Ed ho pure comprato il suo libro per me (non mamma) e per le mie amiche (mamme e non).

Oggi pomeriggio invece ho letto qualcosa che mi ha lasciato l'amaro in bocca e troppi pensieri in testa. E come sempre da ormai quattro anni a questa parte, mi libero dei miei pensieri trasferendoli sul mio piccolo insignificante post, lasciandoli lì in memoria di chi passerà, e dare una chiave di lettura diversa all'annosa questio degli italiani che rovinano l'italia.

Il post in questione si chiama "via dall'Italia per sentire la rabbia e imparare a fare", e mi ha fatto male. Non in senso buono.
Emigrare per imparare a fare? Emigrare per sentire la rabbia? E' necessario emigrare?

Se vuoi sentire la vera rabbia Chiara, vieni a vivere  con me, lavora anche solo un mese con me. Telefona ai miei clienti, cerca di farti pagare. Telefona alle pubbliche amministrazioni, cerca una risposta univoca.

Se vuoi sentire la rabbia torna a casa con me la sera, fai i conti per arrivare alla fine del mese e pagare tutti gli investimenti che hai fiduciosamente fatto, nonostante si parlasse di crisi.
Vieni a vivere e respirare un po' il mondo dell'edilizia italiana se davvero vuoi sentire la rabbia.

Ti sei dovuta trasferire a Londra per vedere che il mondo non è giusto e la vita è difficile e l'Italia è un paese sciagurato?
Hai preso un aereo, cambiato la tua vita, sei tornata a Roma in vacanza e hai visto che l'Italia è tenuta male?
Che Pompei crolla? L'hai visto ora?
Sei mai andata ad un consiglio comunale a sentire le voci di bilancio?
Hai visto ora i senzatetto dormire in pieno giorno dove dovrebbero giocare dei bambini?
Hai visto ora le macchine in doppia fila? Hai notato solo ora che le file italiane sono sempre stato un immane casino? Che la meritocrazia a certi livelli va cercata col lanternino? Hai dovuto attraversare la Manica per accorgertene?
Che in Italia c'è il sole ma se guardi per terra ci sono le sigarette e le bottiglie di plastica?

C'è l'italiano furbo, disonesto, arraffone, menefreghista, ignorante del sistema, dell'educazione civica e dell'impegno.
C'è l'italiano che fa casino parcheggia in seconda fila butta le cicche per terra, non legge i giornali.
C'è l'italiano che scappa dal paese che lui stesso ha contribuito a rendere così, anche solo ignorando certi problemi decisamente non ignorabili.

E poi, se permetti, ci sono io.
Che rimango nonostante le banche, la politica, il governo.
Che riesco comunque a sorridere la mattina, quando inizio a lavorare e a volte anche la sera, quando lo stomaco si è consumato del tutto.

E poi ci sono io, che non parcheggio in doppia fila e che, entrando in posta, il pensiero di talgiare la fila non mi ha mai sfiorato.  

E poi ci sono io che ricordo ogni singola importante data di questo oscuro ma bellissimo paese, che so che Pompei crolla già da tempo, che se vedo una carta per terra la prendo e la butto nel primo cestino, che se vedo un senzatetto dormire su una panchina cerco di fare piano per non svegliarlo.

E poi ci sono io che lavoro, lavoro lavoro e lavoro per rendere più vivibile il mio paese per me, per i miei vicini, per chi tornerà dopo che avrà imparato a fare all'estero, e se me lo permetti, anche per tua figlia, se un giorno vorrà tornare.

E poi ci sono io che non vado lontano a criticare, ma resto dentro, mi rimbocco le maniche e cerco di migliorare.

E come me, fidati, milioni di altri italiani in silenzio.

domenica 14 aprile 2013

Sole

A Milano è tornato finalmente il sole.
Possiamo allungare le passeggiate, e nel bel mezzo del parchetto è consentito sdraiarsi a terra e farsi grattare la pancia.


Io e Silver adoriamo il sole!
Buona domenica!
Bau!