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martedì 28 maggio 2019
In biblioteca in due.
Lunedì scorso sono andata in biblioteca. Come sapete è un posto che adoro, dove mi piace passare il tempo e dove vado con gioia per rilassarmi e staccare un po' il cervello.
La biblioteca non è più la stessa di una volta, è cambiata quando io ho cambiato casa, ed è diventata una biblioteca diversa in cui ci sono bibliotecarie diverse e diverso è il percorso per arrivarci. Ma lo spirito del silenzio e dell'odore dei libri è sempre lì, ad abbracciarti all'ingresso per farti sapere che andrà tutto bene e che non sarai mai da sola.
Lunedì, in biblioteca, ho preso in prestito tre libri, due erano per me: si tratta di "All'ombra di Julius" di Elizabeth Jane Howard (ricordate? L'autrice della saga dei Cazalet!) edito da Fazi, che mi sto gustando ora nei mie avanti e indietro tra la campagna e la città, e una biografia della Regina Victoria, che ancora non ho iniziato.
Gli altri due sono Le avventure di Scodinzolo di Raffaella Bolaffio, edito da Einaudi e l'Investigavolpe di Claudia Boldt, edito da Clichy.
D. ed io li leggiamo ad alta voce la sera prima di andare a dormire al nostro bimbo, per ora comodo nella mia ormai sempre più panciona e che nascerà ad inizio Agosto.
Inutile dire che al momento sono la persona più felice che possiate incontrare sulla faccia della terra. Lo abbiamo progettato e desiderato così tanto e da così tanto tempo che a volte non mi sembra neanche possibile che stia davvero succedendo a noi. Quando lo sento scalciare sorrido e non la smetto più.
Sono ancora sconsiderata e felice, e lo divento sempre ogni giorno di più.
E non potevo non condividere la mia felicità qui, con voi, che mi avete aiutato tanto per tanti anni.
Spero di iniziare nuovamente a sferruzzare ( e a scrivere sul blog) per me, per lui e per noi, magari approfittando del congedo maternità che inizierò il prossimo lunedì; e spero di essere all'altezza dello splendido compito che ci è stato donato e cioè crescere un nuovo essere umano nel rispetto, nella gentilezza, nell'amore per sé, per gli altri e per i libri.
Happy Knitting
Ciami
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domenica 17 luglio 2011
Sbarcare il lunario
"A cavallo dei trent'anni, vissi un periodo in cui tutto quello che toccavo si trasformava in fallimento. [...] Non sto parlando di penurie occasionali, o di periodiche tirate di chinghia, ma di una mancanza di denaro continua, oppressiva, soffocante, che mi avvelenava lo spirito generando una condizione di panico senza fine. Pag.1"Io ultimamente prendo solo libri in biblioteca. Adoro andare nella biblioteca del natal paesello. Perché è una biblioteca bella, appena restaurata da una cascina, con ampie vetrate al piano terra che si affacciano su una corte da un lato e su un piccolo giardino privato dall'altro. D'estate in quel giardino puoi andarci a leggere, circondata solo da erba e verde. E forse sembrerà poco, ma nell'era della cementizzazione selvaggia, nel mezzo dell'hinterland milanese, dove non si distingue dalla fine di una città e l'inizio di un'altra, avere a disposizione del verde a volte è proprio quello che ci vuole. Sei un po' triste, vai in biblioteca, prendi un libro, ti siedi nell'erba e inizi a farti portare via. E per un po' lasci a terra le preoccupazioni, i problemi, i grattacapi, i pensieri.
Ho un metodo scientifico per scegliere i libri da portare a casa. Gironzolo prendendo coste a caso fino a che non vengo ispirata da un titolo o da una copertina (i bibliofili sono ancora vivi?). Quando questo accade semplicemente lo adotto per un mese.
Di questo libro mi ha colpito soprattutto il titolo. Sarà la congiunzione astrale, sarà la situazione sociopolitica, sarà che ho scelto un lavoro che all'inizio fa sudare ma non certo guadagnare, sarà che son sempre lì a fare fogli di calcolo excel per vedere cosa posso e cosa non posso comprare, ma non avrei potuto mai lasciare un libro dal titolo: "Sbarcare il lunario - cronaca di un iniziale fallimento".
E' proprio il mio libro. E' proprio il mio libro di questo periodo.
Paul Auster (l'autore) racconta dei suoi trent'anni fatti di mancanza cronica di denaro e della corsa per arrivare sano e salvo alla fine del mese. Insomma racconta del suo (iniziale) insuccesso come scrittore. E lo fa con la sua solita ironia, con la gioia di chi riguarda indietro. Per me è stato, da subito, un libro consolatorio.
Se anche voi lottate con me (e con la maggioranza degli italiani) per arrivare a fine mese, fateci un pensierino. Oltre alla breve cronaca della sua vita da precario della scrittura Paul Auster ci presenta una piccola antologia di testi scritti in gioventù. E non sono niente male.
"Leggevo come se il mio cervello avesse preso fuoco, come se fosse in gioco la mia stessa sopravvivenza. Un'opera portava a un'altra opera, un pensiero sfociava in un altro pensiero, e da un mese all'altro cambiavo opinione su tutto" p.29
Sbarcare il lunario
Cronaca di un iniziale fallimento
Di Paul Auster, M. Bocchiola (Traduttore)
ed. Einaudi
lunedì 30 aprile 2012
Mangiare la paura
Premessa: io sono sempre stata onnivora e per ora non ho la benché minima intenzione di cambiare.
In genere mi nutro con pochissima carne e molto pesce, quest'ultima categoria è, senza dubbio, la cosa che farei più fatica a lasciare.
Ho sempre mangiato animali un po' per convenzione, un po' perché sono cresciuta con l'idea che quel che c'è nel piatto si mangia (e nel piatto fortunatamente c'è sempre stato di tutto, che mi piacesse o no), un po' perché sono sempre stata convinta che sia il cerchio naturale della vita.
Però ho il brutto vizio di leggere ed informarmi e ultimamente ho letto e mi sono informata sulla provenienza di ciò che ingurgitiamo. E sull'impatto ambientale che certe nostre scelte hanno sull'ambiente. E la cosa mi ha fatto paura.
Perché io mi sono sempre sentita un'amante degli animali e una sostenitrice dei loro diritti. E semplicemente, come un pugno nello stomaco, ho scoperto di non esserlo assolutamente, o non avrei mai permesso.
Basterebbe aver letto anche solo una volta cos'è un allevamento intensivo e mangiare quella carne per ricredersi sul proprio amore per gli animali.
Non avevo voglia di sollevare questo vaso di pandora e di crearmi altri problemi, ma l'ho fatto. E ora non posso più far finta di non vedere e devo saperne di più.
Stamattina in biblioteca ho preso "se niente importa" e ora ne temo la lettura. Anche se so trattarsi di una civiltà diversa, quella statunitense, per certi versi profondamente lontana dalla nostra, soprattutto per quanto riguarda il settore nutrimento.
Ho paura di leggere perché ci sono cose che una volta sapute sono molto difficili da ignorare, ma non posso non farlo.
In genere mi nutro con pochissima carne e molto pesce, quest'ultima categoria è, senza dubbio, la cosa che farei più fatica a lasciare.
Ho sempre mangiato animali un po' per convenzione, un po' perché sono cresciuta con l'idea che quel che c'è nel piatto si mangia (e nel piatto fortunatamente c'è sempre stato di tutto, che mi piacesse o no), un po' perché sono sempre stata convinta che sia il cerchio naturale della vita.
Però ho il brutto vizio di leggere ed informarmi e ultimamente ho letto e mi sono informata sulla provenienza di ciò che ingurgitiamo. E sull'impatto ambientale che certe nostre scelte hanno sull'ambiente. E la cosa mi ha fatto paura.
Perché io mi sono sempre sentita un'amante degli animali e una sostenitrice dei loro diritti. E semplicemente, come un pugno nello stomaco, ho scoperto di non esserlo assolutamente, o non avrei mai permesso.
Basterebbe aver letto anche solo una volta cos'è un allevamento intensivo e mangiare quella carne per ricredersi sul proprio amore per gli animali.
Non avevo voglia di sollevare questo vaso di pandora e di crearmi altri problemi, ma l'ho fatto. E ora non posso più far finta di non vedere e devo saperne di più.
Stamattina in biblioteca ho preso "se niente importa" e ora ne temo la lettura. Anche se so trattarsi di una civiltà diversa, quella statunitense, per certi versi profondamente lontana dalla nostra, soprattutto per quanto riguarda il settore nutrimento.
Ho paura di leggere perché ci sono cose che una volta sapute sono molto difficili da ignorare, ma non posso non farlo.
domenica 30 agosto 2015
Matilda - Roald Dahl
Her own small bedroom now became her reading-room and there she would sit and read most afternoons, often with a mug of hot chocolate beside her. [...]Nell'ultimo periodo, causa cambio di lavoro, ho dovuto iniziare a studiare inglese. Mi piace molto farlo. Forse perché io amo l'Inghilterra, forse perché mi piace il suono della lingua. Non lo trovo faticoso.
It was pleasant to take a hot drink up to her room and have it beside her as she sat in her silent room reading in the empty house in the afternoons. The books transported her into new worlds and introduced her to amazing people who lived exciting lives. She went to Africa with Ernest Hemingway and to India with Rudyard Kipling. She traveled all over the world while sitting in her little room in an English village.”
Roald Dahl, Matilda
Mi piace anche perché, ora che leggo abbastanza fluentemente (ma quando parlerò anche così?) posso finalmente avvicinare un po' di libri direttamente in lingua originale, cosa che già facevo con gli autori di lingua spagnola.
Dopo aver provato una Kinsella già letta in italiano: The Undomestic Goodness, e l'ultimo di Agatha Raisin, Agatha Raisin and the day the floods came (Nota di Ciami, per le fan, è già uscito anche in Italiano, col titolo di Agatha Raisin e i giorni del diluvio), sono andata alla ricerca di un libro per bambini e ho subito pensato a Roald Dahl, e alla sua Matilda che tante volte mi ero promessa di leggere e che era sempre passato al secondo posto in coda di lettura.
Ho passato delle ore meravigliose insieme a Matilda e quando sono arrivata alla fine mi è davvero spiaciuto doverla lasciare. Mi sono ritrovata in lei e nella sua voglia di leggere cose nuove e di imparare il mondo, tanto che sarei voluta tornare indietro nel tempo per leggerlo da piccola...
E ho anche imparato un bel po' di frasi idiomatiche e qualche parolina colloquiale in inglese che male non fa.
Se non l'avete ancora lettoo, correte in biblioteca, non aspettate come ho fatto io. Ne vale davvero la pena.
P.s. Mio malgrado non seguo più tanto anobii, e mi sono trasferita su goodreads, in caso vogliate seguire le mie letture (e io voglio senz'altro seguire le vostre), mi trovate qui.
Happy reading
Ciami
domenica 1 aprile 2012
Aspettando Parigi #1
"Quanto a me, è ora che torni a Parigi." (G. Simenon: "Maigret e il pazzo di Bergerac")
Prima di partire, mi documento vedendo film, e cartoni animati e leggendo dei romanzi che hanno per protagonista il paese dove devo andare.
Così facendo mi scopro partire molto prima di prendere treni o aerei e tornare quando è passato ormai qualche mese dal mio ritorno.
Lo faccio ogni volta che parto, ma non tengo mai traccia della cosa. Vado in biblioteca guardo nella letteratura del tal paese, spulcio, prendo e leggo. Vado sulla wiki leggo che film sono ambientati in quella tal città, vado noleggio e guardo. (si lo so, può sembrare maniacale. Penso lo sia).
Tra poco più di due settimane andrò a Parigi ed eccovi la mia personale "guida alla citta". E' sempre work in progress quindi forza con i consigli!
Aspettando Parigi#1: Libri gialli e polizieschi
Ci sono milioni di libri che parlano di Paris (più un'altra milionata che ancora non ho scoperto). In ognuno di questi libri si disegna una città sempre diversa a volte romantica, a volte truce, ma sempre molto affascinante. Da una grande amante del genere giallo/poliziesco non manano nella mia guida poliziotti, detective, omicidi ed altre amenità del genere.
E poi che c'è di meglio di conoscere una città seguendo un investigatore sulle tracce dell'assasino?
La Parigi di Maigret [e di Georges Simenon]
Parigi per me è soprattutto il commissario Maigret, e quando ne ho nostalgia non devo far altro che aprire un racconto e iniziare a leggerlo. Se doveste passare per Parigi e non aveste mai letto una sua indagine fatelo ora. Anche solo un raccontino, ce ne sono tanti (ventotto più settantacinque romanzi).
Il commissario vi porterà nella sua Parigi, tra il Que des Orfevres e i locali notturni del Pigalle, da Les Halles, i vecchi mercati, su e giù per la Senna, nei bistrot a bere calvados e pernod tra un appostamento e l'altro fino a casa sua dalla signora Maigret.
La Parigi di Ademsberg [e di Fred Vargas]
Altro commissario, altro arrondisment (il XII). Altri personaggi, altri romanzi stupefacenti.
Jean Batiste Adamsberg sembra sempre brancolare nel buio fino a che con una delle sue indimenticabili camminate riflessive non riuscirà a sbrogliare il bandolo della matassa (tanto per stare in tema knitting! :D) Io lo adoro perché è uno spalatore di nuvole, come me. La sua è una Parigi completamente diversa da quella di Maigret (anche per ovvie ragioni cronologiche), ma altrettanto affascinante.
La Parigi di Nestor Bruma [e di Leo Malet]
Nestor Bruma è un detective squattrinato, duro e con metodi non convenzionali. Urla molto, beve molto e gira per Parigi in cerca della soluzione ai suoi delitti. Sono gli anni '50. La ville Lumiere è diabolica, tentatrice e avida e Malet la descrive con una precisione impressionante.
[segue...]
mercoledì 7 agosto 2013
Ritrovarsi
Sono silenziosa, ma presente.
Ho avuto un brutto periodo lavorativo, di quelli che ti lasciano con il male alle ossa, come se ogni giorno fossero state mazzate, una sull'altra.
Ho trascurato tutto per questo motivo, ho trascurato amici e divertimento, ho trascurato la mia famiglia.
Ho trascurato il relax, ho trascurato il blog e il knitting. E peggio ancora. Ho trascurato me stessa.
Ho trascurato il mio tempo libero, ho trascurato i miei bisogni e i miei sogni, ho trascurato quel che sono.
Sono stati due mesi terribili, ma ora c'è agosto ed è arrivato il momento di fermarsi.
Togliersi le scarpe, spegnere i pensieri, vivere alla giornata.
Passeggiare con Silver, pompare le gomme della bici. Mangiare un gelato, guardare un film alle quattro del pomeriggio.
Andare in biblioteca, prendere quindici libri in prestito da leggere nelle prossime due settimane.
Anche quest'anno niente viaggi per me, resto a casa mia a godermi tutto ciò che ho trascurato negli ultimi mesi.
Resto qui per ricordarmi di vivere ogni giorno come mi sono promessa di fare quando aprii questa società che per me è come un figlio.
Un figlio che ti fa disperare e che ti dà soddisfazione, che uccideresti, che difendi ogni giorno con le unghie coi denti e a cui vuoi più bene che a te stessa.
Resto qui per ricordarmi che l'unico scopo che ho nella vita è vivere felice in ogni caso.
Ed è un lavoro difficilissimo essere felice, ma dà anche tanta soddisfazione e io sono sempre stata molto brava a farlo.
Resto qui per ricordarmi che il vero riposo è nella mente e che non ho necessità di andare da un'altra parte per staccare.
Infine vorrei ringraziarvi tutte. Mi sono arrivate mail e messaggi e davvero non pensavo poteste accorgervi che non c'ero. Non se ne sono accorte amiche intime e se ne sono accorte persone sconosciute che passavano di qui ogni tanto e non vedevano aggiornato.
Grazie per i vostri messaggi, le vostre mail. Mi hanno fatto commuovere e mi hanno ricordato il valore di questo piccolo disastrato blog di lana e calzini e pensieri spaiati.
Mi ha fatto conoscere persone meravigliose, mi ha regalato una sorella, mi ha fatto crescere, mi ha dato tanto.
Tranquille, non ho intenzione di appendere i ferri al chiodo.
Devo solo rimettermi in pari con quei 2500 messaggi di Ravelry in arretrato e con quei ventimila punti che non ho fatto negli ultimi mesi. Ma ci sono, ci sono ancora!
Grazie a tutte e buone vacanze!
Ciami
Ho avuto un brutto periodo lavorativo, di quelli che ti lasciano con il male alle ossa, come se ogni giorno fossero state mazzate, una sull'altra.
Ho trascurato tutto per questo motivo, ho trascurato amici e divertimento, ho trascurato la mia famiglia.
Ho trascurato il relax, ho trascurato il blog e il knitting. E peggio ancora. Ho trascurato me stessa.
Ho trascurato il mio tempo libero, ho trascurato i miei bisogni e i miei sogni, ho trascurato quel che sono.
Sono stati due mesi terribili, ma ora c'è agosto ed è arrivato il momento di fermarsi.
Togliersi le scarpe, spegnere i pensieri, vivere alla giornata.
Passeggiare con Silver, pompare le gomme della bici. Mangiare un gelato, guardare un film alle quattro del pomeriggio.
Andare in biblioteca, prendere quindici libri in prestito da leggere nelle prossime due settimane.
Anche quest'anno niente viaggi per me, resto a casa mia a godermi tutto ciò che ho trascurato negli ultimi mesi.
Resto qui per ricordarmi di vivere ogni giorno come mi sono promessa di fare quando aprii questa società che per me è come un figlio.
Un figlio che ti fa disperare e che ti dà soddisfazione, che uccideresti, che difendi ogni giorno con le unghie coi denti e a cui vuoi più bene che a te stessa.
Resto qui per ricordarmi che l'unico scopo che ho nella vita è vivere felice in ogni caso.
Ed è un lavoro difficilissimo essere felice, ma dà anche tanta soddisfazione e io sono sempre stata molto brava a farlo.
Resto qui per ricordarmi che il vero riposo è nella mente e che non ho necessità di andare da un'altra parte per staccare.
Infine vorrei ringraziarvi tutte. Mi sono arrivate mail e messaggi e davvero non pensavo poteste accorgervi che non c'ero. Non se ne sono accorte amiche intime e se ne sono accorte persone sconosciute che passavano di qui ogni tanto e non vedevano aggiornato.
Grazie per i vostri messaggi, le vostre mail. Mi hanno fatto commuovere e mi hanno ricordato il valore di questo piccolo disastrato blog di lana e calzini e pensieri spaiati.
Mi ha fatto conoscere persone meravigliose, mi ha regalato una sorella, mi ha fatto crescere, mi ha dato tanto.
Tranquille, non ho intenzione di appendere i ferri al chiodo.
Devo solo rimettermi in pari con quei 2500 messaggi di Ravelry in arretrato e con quei ventimila punti che non ho fatto negli ultimi mesi. Ma ci sono, ci sono ancora!
Grazie a tutte e buone vacanze!
Ciami
venerdì 13 aprile 2012
Asterisco
Ultimamente non sono propriamente soddisfatta di come sta andando la mia vita (ricordate il famoso asterisco? Ne parlavo qui).
Non si tratta di una di quelle crisi da trentenni nei film in cui la gente molto trendy pensando di essere molto sfigata prende una valigia e parte per l'altra metà del mondo in cerca della felicità (adolescenti all'ascolto: Non vi fate ingannare da Hollywood la felicità non sta per forza dall'altra parte del mondo) trovando comunque l'amore della vita (adolescenti all'ascolto: non vi fate ingannare dalle favole, la felicità non sta per forza nel principe azzurro), come se la cosa coincidesse sempre.
No, sono sempre stata fermamente convinta che la felicità sia molto più a portata di mano e si trovi nelle piccole cose. Anche se non sempre. A volte si trova anche ì nelle piccolissime cose.
Ebbene sì, anche io inizio a fare un piccolissimo bilancio di questi primi trent'anni di vita. E sono tutto sommato tranquilla. Ho sempre lavorato da quando ne ho avuto facoltà, ho amato il più possibile e rispettato tutto e tutti. Me stessa sempre per prima.
Mi sono sempre accontentata di molto poco, pur non avendo mai avuto i problemi economici che hanno caratterizzato la mia vita negli ultimi anni. Questa mia attitudine mi ha consentito di passare indenne dalle peripezie finanziarie che conseguono l'apertura di una società di design in un paese che non investe sui giovani, che non investe sulle donne, che non investe sulla ricerca.
Niente vacanze, niente cinema, niente cene fuori. Pazienza.
Se non si può viaggiare lontano si può prendere la bicicletta e vagare nei dintorni con un panino e un succo nello zaino in attesa di sdraiarti su un plaid in un prato con una canzone nelle orecchie.
Se non si può andare al cinema c'è la biblioteca e le migliaia di libri che aspettano di essere adottati per un mese.
Se non si mangia fuori si impara a cucinare in casa, coccola garantita.
Ho fatto di necessità virtù.
Ma ultimamente, è molto difficile da spiegare, mi sento un po' spenta e incompresa.
Come se mi trovassi davanti ad un bivio e non sapessi che strada prendere. Lo sapete io sono del partito Let it be, ma ora mi sento seduta. In attesa. E semplicemente la cosa non mi piace, perché non sono il tipo che aspetta che succeda.
Quando si ha bisogno di un cambiamento si deve iniziare facendolo (che non vuol dire per forza trasferirsi nella camargue vivendo di apicoltura) e fino ad ora sto continuando a rimuginare senza approntare veramente niente. Sarà la crisi mondiale, sarà l'incertezza cosmica, sarà la classe politica imbarazzante, sarà che c'è un clima tipo microonde ma penso sia decisamente arrivato il momento di fare downshifting. Che poi è un metodo più figo per dire che è arrivato il momento di vivere con semplicità. Mangiando prodotti genuini e di provenienza certificata (lo so, costano di più sono anche io sensibile al problema. Ma siamo una parte del mondo decisamente sovra-alimentata. Si risolve semplicemente mangiando un po' meno), evitando il più possibile prodotti troppo impattuosi sull'ambiente e sugli altri esseri viventi (no, non sto diventando vegana), e lavorando un po' meno e un po' meglio in modo da godersi la vita ora. I nostri papà aspettavano la pensione, ma ora non mi sembra più il caso no?
Penso di aver scritto uno sproloquio, ma mi serviva mettere nero su bianco i miei pensieri. Spero di essere riuscita a scrivere un discorso sensato.
Non si tratta di una di quelle crisi da trentenni nei film in cui la gente molto trendy pensando di essere molto sfigata prende una valigia e parte per l'altra metà del mondo in cerca della felicità (adolescenti all'ascolto: Non vi fate ingannare da Hollywood la felicità non sta per forza dall'altra parte del mondo) trovando comunque l'amore della vita (adolescenti all'ascolto: non vi fate ingannare dalle favole, la felicità non sta per forza nel principe azzurro), come se la cosa coincidesse sempre.
No, sono sempre stata fermamente convinta che la felicità sia molto più a portata di mano e si trovi nelle piccole cose. Anche se non sempre. A volte si trova anche ì nelle piccolissime cose.
Ebbene sì, anche io inizio a fare un piccolissimo bilancio di questi primi trent'anni di vita. E sono tutto sommato tranquilla. Ho sempre lavorato da quando ne ho avuto facoltà, ho amato il più possibile e rispettato tutto e tutti. Me stessa sempre per prima.
Mi sono sempre accontentata di molto poco, pur non avendo mai avuto i problemi economici che hanno caratterizzato la mia vita negli ultimi anni. Questa mia attitudine mi ha consentito di passare indenne dalle peripezie finanziarie che conseguono l'apertura di una società di design in un paese che non investe sui giovani, che non investe sulle donne, che non investe sulla ricerca.
Niente vacanze, niente cinema, niente cene fuori. Pazienza.
Se non si può viaggiare lontano si può prendere la bicicletta e vagare nei dintorni con un panino e un succo nello zaino in attesa di sdraiarti su un plaid in un prato con una canzone nelle orecchie.
Se non si può andare al cinema c'è la biblioteca e le migliaia di libri che aspettano di essere adottati per un mese.
Se non si mangia fuori si impara a cucinare in casa, coccola garantita.
Ho fatto di necessità virtù.
Ma ultimamente, è molto difficile da spiegare, mi sento un po' spenta e incompresa.
Come se mi trovassi davanti ad un bivio e non sapessi che strada prendere. Lo sapete io sono del partito Let it be, ma ora mi sento seduta. In attesa. E semplicemente la cosa non mi piace, perché non sono il tipo che aspetta che succeda.
Quando si ha bisogno di un cambiamento si deve iniziare facendolo (che non vuol dire per forza trasferirsi nella camargue vivendo di apicoltura) e fino ad ora sto continuando a rimuginare senza approntare veramente niente. Sarà la crisi mondiale, sarà l'incertezza cosmica, sarà la classe politica imbarazzante, sarà che c'è un clima tipo microonde ma penso sia decisamente arrivato il momento di fare downshifting. Che poi è un metodo più figo per dire che è arrivato il momento di vivere con semplicità. Mangiando prodotti genuini e di provenienza certificata (lo so, costano di più sono anche io sensibile al problema. Ma siamo una parte del mondo decisamente sovra-alimentata. Si risolve semplicemente mangiando un po' meno), evitando il più possibile prodotti troppo impattuosi sull'ambiente e sugli altri esseri viventi (no, non sto diventando vegana), e lavorando un po' meno e un po' meglio in modo da godersi la vita ora. I nostri papà aspettavano la pensione, ma ora non mi sembra più il caso no?
Penso di aver scritto uno sproloquio, ma mi serviva mettere nero su bianco i miei pensieri. Spero di essere riuscita a scrivere un discorso sensato.
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