lunedì 15 aprile 2013

E poi ci sono io.

Oggi, mentre scansionavo pile di tavole, crocettavo milioni di moduli e bestemmiavo contro l'italica burocrazia, ho aperto il blog di Chiara.
La premessa doverosa è che, per me, è sempre un piacere leggere i suoi post. Ho riso con lei, gioito con lei, pianto con lei e sperato con lei da quando ha iniziato l'avventura di diventare mamma.
Ed ho pure comprato il suo libro per me (non mamma) e per le mie amiche (mamme e non).

Oggi pomeriggio invece ho letto qualcosa che mi ha lasciato l'amaro in bocca e troppi pensieri in testa. E come sempre da ormai quattro anni a questa parte, mi libero dei miei pensieri trasferendoli sul mio piccolo insignificante post, lasciandoli lì in memoria di chi passerà, e dare una chiave di lettura diversa all'annosa questio degli italiani che rovinano l'italia.

Il post in questione si chiama "via dall'Italia per sentire la rabbia e imparare a fare", e mi ha fatto male. Non in senso buono.
Emigrare per imparare a fare? Emigrare per sentire la rabbia? E' necessario emigrare?

Se vuoi sentire la vera rabbia Chiara, vieni a vivere  con me, lavora anche solo un mese con me. Telefona ai miei clienti, cerca di farti pagare. Telefona alle pubbliche amministrazioni, cerca una risposta univoca.

Se vuoi sentire la rabbia torna a casa con me la sera, fai i conti per arrivare alla fine del mese e pagare tutti gli investimenti che hai fiduciosamente fatto, nonostante si parlasse di crisi.
Vieni a vivere e respirare un po' il mondo dell'edilizia italiana se davvero vuoi sentire la rabbia.

Ti sei dovuta trasferire a Londra per vedere che il mondo non è giusto e la vita è difficile e l'Italia è un paese sciagurato?
Hai preso un aereo, cambiato la tua vita, sei tornata a Roma in vacanza e hai visto che l'Italia è tenuta male?
Che Pompei crolla? L'hai visto ora?
Sei mai andata ad un consiglio comunale a sentire le voci di bilancio?
Hai visto ora i senzatetto dormire in pieno giorno dove dovrebbero giocare dei bambini?
Hai visto ora le macchine in doppia fila? Hai notato solo ora che le file italiane sono sempre stato un immane casino? Che la meritocrazia a certi livelli va cercata col lanternino? Hai dovuto attraversare la Manica per accorgertene?
Che in Italia c'è il sole ma se guardi per terra ci sono le sigarette e le bottiglie di plastica?

C'è l'italiano furbo, disonesto, arraffone, menefreghista, ignorante del sistema, dell'educazione civica e dell'impegno.
C'è l'italiano che fa casino parcheggia in seconda fila butta le cicche per terra, non legge i giornali.
C'è l'italiano che scappa dal paese che lui stesso ha contribuito a rendere così, anche solo ignorando certi problemi decisamente non ignorabili.

E poi, se permetti, ci sono io.
Che rimango nonostante le banche, la politica, il governo.
Che riesco comunque a sorridere la mattina, quando inizio a lavorare e a volte anche la sera, quando lo stomaco si è consumato del tutto.

E poi ci sono io, che non parcheggio in doppia fila e che, entrando in posta, il pensiero di talgiare la fila non mi ha mai sfiorato.  

E poi ci sono io che ricordo ogni singola importante data di questo oscuro ma bellissimo paese, che so che Pompei crolla già da tempo, che se vedo una carta per terra la prendo e la butto nel primo cestino, che se vedo un senzatetto dormire su una panchina cerco di fare piano per non svegliarlo.

E poi ci sono io che lavoro, lavoro lavoro e lavoro per rendere più vivibile il mio paese per me, per i miei vicini, per chi tornerà dopo che avrà imparato a fare all'estero, e se me lo permetti, anche per tua figlia, se un giorno vorrà tornare.

E poi ci sono io che non vado lontano a criticare, ma resto dentro, mi rimbocco le maniche e cerco di migliorare.

E come me, fidati, milioni di altri italiani in silenzio.

17 commenti:

  1. Diffondi il tuo post ... SEMPLICEMENTE VERO.
    Un abbraccio ornella

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  2. come speSso succede i tuoi post sono diretti e sinceri.
    sei semplicemente UNICA.
    mi prendo la libertà di riportare il tuo post nel mio blog.
    ti abbraccio e ti aiuto a raccogliere le cartacce, come faccio sempre, ma mi sembra di svuotare il mare con un cucchiaio...
    e peccato nn trovarti in posta a far la fila, ti lascerei passare volentiri!!
    buona giornata tesoro, camina a testa alta.
    :)

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  3. condivido ogni tua parola, non potevi essere più chiara e confido nel fatto che tu non sia sola. Anzi ci credo proprio che, per fortuna, siamo ancora in tanti a pensarla così. Un abbraccio
    anna

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  4. Brava Ciami, sembra che essere un bravo cittadino sia ormai obsoleto...

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  5. Questo tuo commento al blog di Chiara mi fa tornare in mente alcuni pensieri che avevo catalogato come "pura invidia", ma che forse pura invidia non sono.

    Prima di tutto, mi pare che anche lei segua il ragionamento per cui restare in Italia è da sfigati. E, dal mio punto di vista, è un ragionamento profondamente sbagliato.

    Il pensiero successivo, poi, non c'entra con l'argomento del post ma con il suo blog in generale: non riesco a ritrovarmi nella sua esperienza di maternità. Anzi, ad essere sincera non mi ritrovavo neppure nella sua esperienza pre-maternità: essere invitata alle feste fighe (quelle a inviti del FuoriSalone, per esempio) non è mai stata una delle mie priorità.
    La maternità, per me, ha rappresentato un cambiamento nella gestione del denaro: molto più attenta, orientata a non sprecare soldi inutilmente. Nel suo blog, invece, leggo continuamente di racconti di viaggi, di cene, di serate con amici; e anche se apprezzo molto i suoi racconti, non posso fare a meno di pensare: ma con i soldi, come fa? Li produce, forse?

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  6. Grande, semplicemente GRANDE! E penso davvero che siamo in tanti come te..e che dovremmo far sentire tutti insieme la nostra voce! Un abbraccio, Cinzia

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  7. Ho 40 anni, una certa esperienza lavorativa, che in questo momento storico serve a poco, sono mamma di un bambino di tre anni, e matrigna (mi piace troppo questo termine per abbandonarlo) di una ragazza di 24 anni. Per la figlia grande, proprio in questi giorni, stiamo spingendo affinché accetti un ottimo lavoro a Londra, mentre qui in Italia le offrono solo stage gratuiti. eppure amo l'Italia, e la mia città Roma. Incoerente? no! credo fermanete che si debba viaggiar ee conoscere per poi tornare (se lo si vuole). Mi dispiace che alla sua età a me non è stata data questa possibilità dalla mia famiglia, e io non ho avuto il coraggio di farlo da sola, senza appoggi. Ma alla fine so che ora sarei comuqnue esattamente dove e come sono. Italiana e Romana. Perché io quando vedo il colosseo ancora mi commuovo, e se non passeggio ogni tanto per il portico di ottavia mi sembra che manchi qualcosa nelal mia vita. Detto questo, concordo con i commenti precendenti, perché tante cose del Blog di Chiara non le ho mai condivise, mi è sempre sembrata "radical chic"... non è un giudizio, è il mio sentire, ma in generale non condivido chi parla male del'italia andando via. Perché io questo paese lo amo, come parte di me, e certo, lo vorrei più bello, più pulito, più semplice, più giusto, più sicuro, e più compassionevole. Ma lo amo anche così.

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  8. Io non sono mai andata a vivere all'estero, ma l'esperienza di andare via per guardare il proprio paese con occhi nuovi l'ho vissuta - e la rapporto - tutta all'interno della nazione. Città più grande, forse più efficiente e con qualche opportunità in più, ma alla fine io sono stata felice di tornare nel mio sud, che non é sporco, non é caotico, non é miseria e ignoranza come molti vogliono far credere. Ci sono giorni in cui detesto le macchine in doppia fila, le carte per terra, la gente cafona ed il menefreghismo, ma più spesso ci sono i giorni in cui amo il bianco del mio centro storico, il saluto dei vicini, i bimbi che giocano in piazza ed i colori del mercato. La verità é che molto dipende dagli occhi con cui guardiamo le cose...se siamo capaci di scorgere qualcosa di buono allora siamo capaci di lottare. Detto questo io non ho mai amato quel blog, l'ho sempre trovato molto falso, scritto ad hoc per attirare visitatori e commenti.

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  9. Ciao ciami! come sempre ciò che scrivi è molto bello, però questa volta un po' dissento....! Amare la propria terra vuol dire anche incazzarsi per le cose che non vanno, e secondo me questo è il senso del post di Chiara. Guardare tutto con benevolenza pensando che "ma si, c'è anche qualcosa di buono, quindi tutto ok" impedisce di pretendere davvero il meglio per il proprio Paese, io penso. Poi ok....rimboccarsi le maniche standoci dentro è un'altra cosa, e io sono felice di farlo....anche se a volte, nella fatica, devo dire che invidio tanto chi sta facendo un'esperienza all'estero e ha la possibilità di non tornare. Comunque niente, insomma, avevo letto anche io il suo pezzo e mi era persino piaciuto, quindi volevo condividere con te!!
    Bacioni e buon lavoro!
    PS: a proposito di edilizia italiana....sempre più compaesane!!

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  10. @ornella: Grazie!

    @gra: hai fatto bene a riportare, grazie! Bisogna tener duro, anche se gli altri fanno peggio. Dare il buon esempio non sempre è facile, ma è molto importante. e so che anche tu lo fai :)

    @anna: Siamo in tanti è vero. E anche se fossimo in pochi fortunatamente c'è qualcuno che la pensa così :D

    @anna: Essere un bravo cittadino è un po' obsoleto, ma in fondo noi magliste non siamo proprio vintage inside?

    @Libraia virtuale. Non sono mamma quindi non riesco ad entrare nel merito della seconda parte del tuo commento. Riguardo alla prima, penso di aver avuto molta più invidia quando parla dell bellezze di Londra, dato che piacerebbe anche a me poter vivere in un posto così (in ogni caso se dovessi scegliere un posto andrei nella campagna inglese, non certo nella city).
    In questo caso è più rabbia leggendo della malcelata superiorità rispetto a chi ha deciso o è dovuto restare in Italia. Il fatto che finché lei fosse in Italia non avesse capito com'era non vuol dire che tutti abbiano il salame sugli occhi, ti pare?

    @cinzia: ma facciamola sentire questa voce degli italiani che sanno che le cose non funizonano anche senza dover emigrare. E magari nel loro piccolo qualcosa per migliroare la fanno.

    @Barbara: Anche io se avessi una figlia probabilmente la vorrei mandare all'estero almeno a studiare. E' chiaro, ti apre la mente. E se non tornarsse non me ne farei un cruccio. Ma il pensare che chi resta non veda che una parte dell'Italia va a rotoli, francamente, mi fa accaponare la pelle. Come ho già scritto, il fatto che lei si sia dovuta allontanare per vedere certe zozzerie non vuol dire che altre persone non siano più attente al loro territorio, pur restando entro i confini.
    Detto questo sono felice che sia andata se questo le è servito a comprendere certe cose. La piccolina crescerà sicuramente più consapevole.
    P.s. che invidia le passeggiate romane.

    @tzu. My love, casa è dove sta il cuore. Il fatto di tornare, o di restare, in un paese incasinato e furbetto non vuol dire ignorare i problemi che ci sono. Ma semplicemente lavorare il più possibile per risolverli. L'hai espresso benissimo tu con il ritratto della tua terra, che lo sai, amo alla follia.

    @eli: Forse non ho ben spiegato il punto focale del mio post. Il fastidio è creato dal pensiero di Chiara che per capire che l'Italia va male ci si debba giocoforza trasferire all'estero. Il fatto che lei, prima di trasferirsi, non sapesse che esistono i senzatetto, che pompei crolla già da decenni, o che esistano degli italiani che non fanno il proprio dovere civico, non vuol dire che tutti siano così. Sappiamo che l'Italia va male pure se siamo qui. E questo non ci impedisce, dato che ti conosco parlo pure per te, di pretendere sempre il meglio, anche se non è così facile.

    P.s. Appena sei compaesana si festeggia! :)
    Baci


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  11. Ho visto il tuo post sul blog di Gra, ma poi sono venuta a leggerlo qui, con tutti i commenti. Poi ho letto il post di Chiara (non conoscendo il suo blog, non sapendo se è una che se la tira o se ha i soldi oppure no), e mi sono fatta un'impressione completamente diversa da te di quello che scrive.

    Il suo post non era diretto a persone che, come te, capiscono anche stando qui, ma a quelle che invece sono talmente radicate nelle loro (cattive) abitudini da non rendersi nemmeno conto di quello che fanno. A loro Chiara dice: "Provate ad andare all'estero, per vedere la differenza tra un paese civile e il modo in cui vivete voi".
    D'altra parte mi pare sensato che, per quanto anche da qui le brutture si vedano benissimo, andare a vivere in un sistema diverso ti possa cambiare la prospettiva e suggerire soluzioni diverse.

    Tu dici che le persone educate e di buonsenso, che non parcheggiano in doppia fila e che usano i cestini sono tantissime; sarà, ma anch'io come Chiara ho l'impressione che siamo in minoranza. Altrimenti (lo dico con ironia) potremmo mettere su un partito, prendere il 51% dei voti alle elezioni e avere finalmente un Paese che funziona... o per lo meno che va un po' meglio!

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  12. @D-chan: grazie per avermi dato la tua chiave di lettura. Adoro scrivere sul blog, soprattutto per questo motivo. Leggere con occhi diversi.
    Come Chiara anche io sentivo il bisogno di qualche riflessione (pure le mie abbastanza qualunquiste) sull'argomento Italia. Lei ha sentito la necessità di scrivere che solo andando via ha imparato a vedere lo schifo del nostro bel paese, io le rispondo che questo schifo, si vede chiaramente anche da dentro e da molto molto tempo. Basta guardare un pochino più in là del proprio naso. Se lei non ne era capace ha fatto proprio bene ad andar via. Crescerà una figlia migliore.

    :)

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  13. E' un argomento su cui rimugino da tanti anni.
    Mi ci hai fatto pernsare ancora di più in questi giorni e così nel mio piccolo ho scritto qualcosina pure io.
    Ho oscillato per molto tempo, ma alla fine una cosa penso di saperla: se sei un furbetto, lo sei qua come a Katmandu, se sei una che non si arrende e va avanti, non è l'iscrizione all'Aire che lo certifica.
    Si tratta di trovare il posto che ci fa sentire in pace prima di tutto con noi stessi e poi con il resto del mondo: non tutti sono così fortunati da averlo trovato e poterci vivere, meglio per te. Senza però presumere di avere trovato la soluzione giusta per tutti
    Certo che però Londra pulita... non so, mi sembra un ossimoro, specie se la ripenso al venerdì sera con i ragazzi ubriachi riversi per strada o al sabato mattina, con le conseguenze dei ragazzi ubriachi.

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  14. @ziavirgi: Ho letto il tuo post (non riesco a commentare là sotto, mannaggia! Sono imbranaterrima!) e concordo con te. Casa è dove ti senti bene in quel momento. E la rispetti, la ami, la proteggi e la pulisci, per quanto in tua possibilità. Che sia Roma, Torino, Milano, Londra o Tokio. O tutte queste città messe insieme. Io non ho tante basi per stabilire come ci si senta vivendo per tanto tempo via. Ci ho vissuto solo un anno, e in un paese veramente simile a noi (la Spagna), in tutto. Però non mi si venga a dire che in restando in italia non si vedano le sozzure italiane perché di questo ho tantissima esperienza e so che non è assolutamente così. Si vedono, si vedono eccome. E fanno anche tanto male

    Buon venticinque aprile! :D

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  15. Non ho mai commentato il tuo blog, ma ho letto ora il tuo post e ci tenevo a dirti che mi ha commosso, perché sono esattamente i pensieri che ho quando sento l'ennesimo "Questo Paese fa schifo, adesso emigro" (quasi mai seguito da fatti e quasi mai detto da gente che ha veramente problemi). Condivido ogni tua parola. Grazie.

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  16. CIao Aurora, grazie per aver lasciato il tuo commento. Io penso che emigrare sia il diritto di tutti, ma non per questo ci si debba forzatamente sentire nel giusto, o dichiarare di aver trovato la verità universale. Io ho un'azienda e probabilmente farei meno fatica da un'altra parte (o forse no, chissà). Senza tutta la burocrazia italiana, e tutti i malanni che abbiamo nel nostro dna. ma se tutti ragionassimo così lasceremmo il nostro bel paese senza nessuno a difenderlo e a ricordare che ci sono anche le persone sane. E quindi resto qui, a combattere e difendere il paese che amo nonostante tutto. :)

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  17. Alcuni miei amici, di tutte le età, mi dicono che l'Italia com'è fa schifo e che vogliono andarsene..ad uno alla fine o risposto "troppo facile, non è così che si risolvono i problemi della nostra nazione!"...zittito! Anch'io a giovane sarei voluta andare all'estero per farmi un'esperienza, ma non perché qui mancasse il lavoro. Io consiglio ai giovani ( ho un nipote, in Italia, di 23 anni.. ) di andare all'estero, ma lo consiglierei anche se qui ci fosse lavoro... e per altro concordo con Libraria Virtuale...

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