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venerdì 21 giugno 2019

Cattiva

Ho deciso di partorire all'ospedale di Vimercate dove sto seguendo il corso preparto. Proprio ieri ci hanno consegnato un questionario per monitorare eventuale insorgenza di depressione in gravidanza e nel post partum. Una bellissima iniziativa che mi sento di condividere, benché (al momento) non mi sembra mi tocchi da vicino).



Penso sia una delle cose che più mi spaventa della nuova vita che mi aspetta, quella di non sapere gestire le emozioni negative che, ne sono sicura, emergeranno al momento in cui mi troverò da sola con un esserino che non conosco e che farò fatica a capire. 

Oggi ho preso uno dei libri consigliati nell'opuscolo e a pranzo inizierò a leggerlo. 
Si tratta di: "Cattiva" di Rossella Milone, libro edito da Einaudi.

Se vi andrà via racconterò com'è.

Happy knitting
Ciami

martedì 28 maggio 2019

In biblioteca in due.


Lunedì scorso sono andata in biblioteca. Come sapete è un posto che adoro, dove mi piace passare il tempo e dove vado con gioia per rilassarmi e staccare un po' il cervello.

La biblioteca non è più la stessa di una volta, è cambiata quando io ho cambiato casa, ed è diventata una biblioteca diversa in cui ci sono bibliotecarie diverse e diverso è il percorso per arrivarci. Ma lo spirito del silenzio e dell'odore dei libri è sempre lì, ad abbracciarti all'ingresso per farti sapere che andrà tutto bene e che non sarai mai da sola.

Lunedì, in biblioteca, ho preso in prestito tre libri, due erano per me: si tratta di "All'ombra di Julius" di Elizabeth Jane Howard (ricordate? L'autrice della saga dei Cazalet!) edito da Fazi, che mi sto gustando ora nei mie avanti e indietro tra la campagna e la città, e una biografia della Regina Victoria, che ancora non ho iniziato.

Gli altri due sono Le avventure di Scodinzolo  di Raffaella Bolaffio, edito da Einaudi e l'Investigavolpe di Claudia Boldt, edito da Clichy.

D. ed io li leggiamo ad alta voce la sera prima di andare a dormire al nostro bimbo, per ora comodo nella mia ormai sempre più panciona e che nascerà ad inizio Agosto.

Inutile dire che al momento sono la persona più felice che possiate incontrare sulla faccia della terra. Lo abbiamo progettato e desiderato così tanto e da così tanto tempo che a volte non mi sembra neanche possibile che stia davvero succedendo a noi. Quando lo sento scalciare sorrido e non la smetto più.

Sono ancora sconsiderata e felice, e lo divento sempre ogni giorno di più.

E non potevo non condividere la mia felicità qui, con voi, che mi avete aiutato tanto per tanti anni.

Spero di iniziare nuovamente a sferruzzare ( e a scrivere sul blog) per me, per lui e per noi, magari approfittando del congedo maternità che inizierò il prossimo lunedì; e spero di essere all'altezza dello splendido compito che ci è stato donato e cioè crescere un nuovo essere umano nel rispetto, nella gentilezza, nell'amore per sé, per gli altri e per i libri.

Happy Knitting
Ciami



lunedì 20 agosto 2018

In onore del Moioli

Avevo scritto un post lungo e manzoniano (giuro!) sul perché stasera voglio rendere onore a tale Moioli, caduto in Russia durante la seconda guerra mondiale a causa di eventi che non conosco.


Avevo cercato di spiegare chi è Eugenio Corti, iniziato a parlare del suo libro il cavallo rosso, delle circostanze che hanno portato D. e me a conoscerlo (non personalmente purtroppo, dato che è il Sig. Corti è deceduto).

Vi avevo raccontato che lo stiamo leggendo insieme prima di cena (io leggo e D. cucina).
Ma blogger ha deciso che avrei perso tutto, e forse è meglio così.

In breve: Eugenio Corti ha esulato per un periodo dal suo romanzo portando nella narrazione i suoi saluti al suo commilitone Moioli, caduto in guerra. La cosa mi ha fatto molto commuovere e non potevo non condividerlo con voi che ancora vi ostinate a passare per queste lande desolate.



Onore a te Moioli, e a tutti quelli che hanno sacrificato la vita  per permetterci di avere la libertà.
Grazie.

Happy reading
Ciami

lunedì 16 luglio 2018

Cazalet Chronicles

Ormai lo sapete, io amo i libri inglesi o che parlano dell'Inghilterra.
Dopo essere rimasta orfana della serie tv Downton Abbey (se non l'avete vista, vi siete persi una meravigliosa Maggie Smith!), dopo aver letto i libri di Julian Fellowes, non potevo non iniziare quest'avventura (complice una certa amica di libri, ciao!).

L'albero genealogico è un po' complicato quindi, soprattutto per il primo libro (sono cinque in totale, io ne ho letti quattro), sarà necessario consultarlo di quando in quando.

In breve vi affezionerete così tanto ai personaggi che non ne avrete più bisogno.

Vi dico la verità. Mi sono fermata perché un po' mi scoccia leggere l'ultimo e lasciare tutti i personaggi. Elizabeth Jane Howard, ha fatto un lavoro meraviglioso tracciando i loro caratteri.

All'inizio della saga ci sono il Generale e la Duchessa, i loro tre figli maschi con le relative mogli, la loro figlia femmina, nubile e la sua grande amica, tutti i nipoti e i domestici. Siamo nel 1937, alle porte della seconda guerra mondiale, che cambierà tutto... Mi piacerebbe raccontare tanto altro, ma immagino che qualcuno tra voi (se ancora leggete qualche pagina di questo inutile vecchio e trasandato blog) avrà voglia di leggere senza spoiler, quindi eviterò.

So che la BBC rilasciò una serie televisiva  nel 2001 basata su questi romanzi (se vi interessa la trovate in streaming su dailymotion), e che i produttori di Downton Abbey hanno acquisito i diritti per produrne un'altra nel prossimo futuro, speriamo!



Io a breve (ora sto leggendo un giallo estivo leggero e ambientato in una zona che ben conosco) penso inizierò anche il quinto volume: Tutto cambia

In caso vogliate iniziare anche voi ecco qui i dettagli del primo libro


Gli anni della leggerezza.
La saga dei Cazalet. Vol. 1

Elizabeth Jane Howard
Traduttore: M. Francescon
Editore: Fazi
Collana: Le strade



Voi che state leggendo?

Happy reading

Ciami

lunedì 29 agosto 2016

London

Stamattina, complice il mezzo riposo lavorativo, sono riuscita a finire London, il libro (che dico libro, il tomo!) di  Edward Rutherfurd che narra della nascita e dello sviluppo della città di Londra dal 54 a.C. (si, avete letto bene), al 1997 d.C.

La storia è scritta in forma romanzata e consta di ben 1044 pagine (nell'edizione che ho letto io) che si sviluppano attraverso la storia di un pugno di famiglie lungo i secoli.




Mi piacerebbe dirvi che è un volume da divorare e che va via velocissimo, ma non è così. Perlomeno nelle prime 500 pagine bisogna un po' tenere duro e continuare ad avanzare nella lettura un po' forzatamente. Poi però non ci sarà da pentirsi e le pagine scivoleranno una dietro l'altra.

Ho gustato molto leggere dello sviluppo storico di Londra, città che conosco poco ma che mi è diventata molto cara da quando una mia amica vi si è trasferita. Leggendo mi sono trovata in tanti angolini in cui mi aveva portato lei (il ricostruito teatro di Shakespeare, il V&A Museum, il British...) e per un attimo l'ho sentita ancora vicina come quando viveva a non meno di un chilometro da me.

Aggiunta la lettura su Goodreads, avanti con il prossimo libro. Belgravia di Julian Fellows.

A presto, 
Happy reading,
Ciami



giovedì 31 marzo 2016

Dei libri cartacei nella città che va di fretta

Oggi ho iniziato a leggere Wonder, un romanzo di R.J. Palacio.

Nonostante io sia un ebook reader-addicted lo sto leggendo in formato cartaceo (promemoria per me: non devo prendere il caffè in Feltrinelli la mattina, non devo prendere il caffè in Feltrinelli la mattina...) e oggi, camminando per strada con gli occhi nel libro, ho incontrato una ragazza che mi ha fermato per dirmi quanto le fosse piaciuto.

E niente, io sono stata felice (che lo sapete che sono felice con poco).

Grazie ragazza sconosciuta di Piazza XXV Aprile. Grazie perché in una città in cui tutto corre veloce è davvero bello sapere che c'è ancora gente capace di fermarsi a sorridere e scambiare una parola con una sconosciuta.

Happy knitting.
Ciami

domenica 30 agosto 2015

Matilda - Roald Dahl

Her own small bedroom now became her reading-room and there she would sit and read most afternoons, often with a mug of hot chocolate beside her. [...]
It was pleasant to take a hot drink up to her room and have it beside her as she sat in her silent room reading in the empty house in the afternoons. The books transported her into new worlds and introduced her to amazing people who lived exciting lives. She went to Africa with Ernest Hemingway and to India with Rudyard Kipling. She traveled all over the world while sitting in her little room in an English village.” 

Roald Dahl, Matilda  
Nell'ultimo periodo, causa cambio di lavoro, ho dovuto iniziare a studiare inglese. Mi piace molto farlo. Forse perché io amo l'Inghilterra, forse perché mi piace il suono della lingua. Non lo trovo faticoso.
Mi piace anche perché, ora che leggo abbastanza fluentemente (ma quando parlerò anche così?) posso finalmente avvicinare un po' di libri direttamente in lingua originale, cosa che già facevo con gli autori di lingua spagnola.

Dopo aver provato una Kinsella già letta in italiano: The Undomestic Goodness, e l'ultimo di Agatha Raisin, Agatha Raisin and the day the floods came (Nota di Ciami, per le fan, è già uscito anche in Italiano, col titolo di Agatha Raisin e i giorni del diluvio), sono andata alla ricerca di un libro per bambini e ho subito pensato a Roald Dahl, e alla sua Matilda che tante volte mi ero promessa di leggere e che era sempre passato al secondo posto in coda di lettura.


Ho passato delle ore meravigliose insieme a Matilda e quando sono arrivata alla fine mi è davvero spiaciuto doverla lasciare. Mi sono ritrovata in lei e nella sua voglia di leggere cose nuove e di imparare il mondo, tanto che sarei voluta tornare indietro nel tempo per leggerlo da piccola...
E ho anche imparato un bel po' di frasi idiomatiche e qualche parolina colloquiale in inglese che male non fa.

Se non l'avete ancora lettoo, correte in biblioteca, non aspettate come ho fatto io. Ne vale davvero la pena.


P.s. Mio malgrado non seguo più tanto anobii, e mi sono trasferita su goodreads, in caso vogliate seguire le mie letture (e io voglio senz'altro seguire le vostre), mi trovate qui.


Happy reading
Ciami

venerdì 30 agosto 2013

Extra yarn

Aggiornando il mio stash, fotografando gomitoli ancora non fotografati, persa in Ravelry per inserire metraggi e caratteristiche varie (ma soprattutto per un po' di ispirazione sul cosa usare per fare cosa), sono finita su un libro che spero di poter comprare presto e che condivido con voi (qualora non lo conosciate), perché trattasi del sogno più grande di una Lqa (e io ne sono rimasta innamorata)
Una scatola di lana che non finisce mai!
(e come la ragazza con i ferri e questa scatola magica trasformino la comunità e il paesaggio con la maglia).


Extra Yarn
di Mac Barnett, illustrato da Jon Klassen

Qualche pagina in anteprima (i disegni sono meravigliosi...).





Torno al mio stash...
Happy knitting!

sabato 6 aprile 2013

tre libri tre.

In quest'ultimo periodo mi sono rifugiata molto nei libri. Lo faccio sempre, ma ci sono dei periodi particolari (come quelli durante una crisi politica) in cui scappo proprio in un'altra dimensione. Mi basta aprire un libro e sono subito più tranquilla. Come alcuni riff guariscono le ferite, tutte quelle parole da scoprire, una dopo l'altra, mi aiutano a riprendere il ritmo giusto della vita.
Oggi vi propongo tre libri che ho adorato, hanno tutti una cosa in comune, vediamo chi la trova :)

Agatha Raisin e la quiche letale (M.C. Beaton)

Più riguardo a Agatha Raisin e la quiche letale



















Questo libro, che sembra ambientato nel Midsomer (chi guarda l'ispettore Barnaby sa), non potevo lasciarmelo scappare. Agatha (come la Christie), la protagonista, dopo una vita di duro lavoro a Londra scappa verso i Cotswolds (che sono una pittoresca area collinare di interesse naturalistico del Regno Unito) dove ha comprato un cottege e dove medita di passare la sua pensione. Ma non è poi così semplice passare da Londra alla campagna e Agatha si troverà invischiata in una morte misteriosa e tanti misteri da risolvere. Ho adorato questo libro che si legge tranquillamente in un paio di giorni. La scrittura è semplice e accattivante, Agatha è caratterizzata benissimo ed è uno di quei personaggi a cui ci si affeziona subito, soprattutto per i suoi (evidentissimi) difetti. Fortunatamente Agatha Raisin è protagonista di più di un libro. E poi, non è meraviglioso finire la giornata leggendo di essere qui?



Tre uomini in barca  (di J.K. Jerome)

 Più riguardo a Tre uomini in barca
Chi non ha ancora letto tre uomini in barca alzi la mano. E dopo averlo fatto rimedi subito.
Questo è uno tra i miei libri preferiti. E lo rileggo spesso, soprattutto nei momenti in cui vorrei essere in vacanza. Non appena lo inizio eccomi là sul tamigi, tre uomini, una barca e Montmorency.
Lo spasso è assicurato!


Il seggio vacante
Di J.K.Rowling


Più riguardo a Il seggio vacante
Non so se lo sapete ma io sono un'accanita fan di Harry Potter. E quando ho visto l'uscita del nuovo libro della Rowling sono stata entusiasta. Però poi, lette le recensioni su anobii, non l'ho aperto fino a settimana scorsa. Penso che il problema di alcuni lettori sia stato quello di cercare in questo libro qualche traccia della Rowling Potteriana. Qualcosa c'è. La maniacale descrizione e la caratterizzazione psicologica dei personaggi, per esempio, era già apparsa negli ultimi libri della saga. Ma questo è un libro per adulti, impietoso, a volte drammatico, a volte divertente. I gufi e il quidditch sono lontani anni luce, così come la strenua lotta del bene contro il male. Cosa può succedere nel consiglio comunale, alla morte di un consigliere, in un paesino della campagna inglese? E che tipo di reazioni può scatenare, questa vacanza, nella popolazione?

giovedì 17 gennaio 2013

Baby Envelope

Nascono un sacco di bimbi intorno a me! Le mie amiche diventano mamme e io divento zia e sono così felice! Le loro pance si ingrossano e la mia queue di Ravelry si arricchisce di una nuova sezione.
La sezione Baby.
Aggiungo schemi a volontà. maglioncini, cappellini, scarpine, pupazzetti e copertine. Immagino di knittarli a tempo di record e di regalarne a quintalate. Invece vado lenta come una lumaca e faccio fatica a finire qualsiasi cosa.

Tempo fa vidi la Baby Envelope knittata da Sonia, la copertina a quadrifoglio di Joanna Johnson di Slate Falls Press, e me ne innamorai.

© JoannaJohnson

Oggi è finalmente arrivato il libro e devo dire che vale proprio la spesa fatta. 
E' la storia dell'ornitorinco Freddie, illustrata da Eric Cohnson (il marito di Joanna), che contine anche cinque bellissimi schemi per bambini (compreso l'ornitorinco Freddie che vedete nella foto sotto).

© JoannaJohnson

Il libro è acquistabile su Etsy, non ho avuto nessun tipo di problema con la spedizione. Ci ha messo una quindicina di giorni. In omaggio ho avuto anche un biglietto e un segnalibro con il ritratto di Freddie l'ornitorinco.


Insomma,  non vedo l'ora di iniziare..


mercoledì 9 gennaio 2013

Stoner

"Non credere di scappare, amico mio. Ora tocca a te. Chi sei tu, veramente? Un umile figlio della terra, come ti ripetevi allo specchio? Oh no. Anche tu sei uno dei malati: sei il sognatore, il folle in un mondo ancora più folle di lui, il nostro Don Chisciotte del Midwest, che vaga sotto il cielo azzurro senza Sanco Panza. Sei abbastanza intelligente, di certo più del nostro comune amico. Ma in te c'è il segno dell'antica malattia. Tu credi che ci sia qualcosa qui, che va trovato. Nel mondo reale scopriresti subito la verità. Anche tu sei votato al fallimento. Ma anziché combattere il mondo, ti lasceresti masticare e sputare via, per ritrovarti in terra a chiederti che cos'è andato storto. Perché ti aspetti sempre che il mondo sia qualcosa che non è, qualcosa che non vuole essere. Sei il maggiolino nel cotone, tu. Il verme nel gambo del fagiolo. La tignola nel grano. Non riusciresti ad affrontarli, a combatterli: perché sei troppo debole e troppo forte insieme. E non hai un posto dove andare"
Il segreto della vita è forse tutto in questo piccolo, semplice libro.
Niente da cercare, niente da trovare. Niente da inventare.
Solo la vita di un uomo come tanti altri.

 "la carne è forte, pensava, più forte di quel che crediamo. Vuole sempre andare avanti"
 La vita di un uomo che non si sposta per più di duecento chilometri da dove è nato, la vita di un uomo sposato per tutta la vita con la stessa donna. La vita di un uomo che non parte per la guerra, insegna sempre nella stessa università e ha solo due amici. Uno dei quali morto in gioventù.
Eppure. Eppure la vita di Stoner, della sua felicità che dura solo attimi, la morte di Stoner, il vago senso di fallimento, la gioia nel vedere dei ragazzi correre nel cortile, poco prima di spegnersi, entrano dentro il lettore fino a diventarne parte.
"Udì il suono distante di una risata e voltò la testa in quella direzione. Un gruppo di studenti stava attraversando il suo cortile sul retro, per tagliare la strada; correvano chissà dove. Li vide distintamente, erano tre coppie. Le ragazze avevano gambe lunghe e aggraziate sotto i vestitini estivi, i ragazzi le guardavano allegri e inantati. Camminavano leggeri sull'erba, quasi senza toccarla, senza lasciare tracce del loro passaggio. Stoner li guardò mentre sparivano dalla sua vista, fin quando non potè più scorgerli. E per un lungo istante, dopo che furono svaniti, il suono delle loro risate continuò ad arivare fino a lui, lontano ed inconsapevole, nella quiete di quel pomeriggio d'estate. "
Stoner 
Di John Williams, trad.Stefano Tummolini.
Postfazione di Peter Cameron.
Fazi Editore.

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lunedì 26 novembre 2012

Nove vite come i gatti

Gran parte della nostra vita è fondata su un brutto vizio: la presunzione.[...]Proprio non ci va già di essere piccole tessere di un puzzle infinito. [...] Cari fratelli di zuppa, il mio nome è Margherita, ho due mani dotate di pollice opponibile come quella dei miei antenati scimpanzé, due occhi per guardar per aria, una bocca che non riesco a tener chiusa e due gambe che ormai fanno un po' di fatica a portarmi in giro. Sapete com'è, ho novant'anni.
Ieri ho trovato questo libro su un banchetto del mio vecchio asilo per raccogliere fondi per la terza età. Margherita Hack vicino alle edizioni Piemme? Non l'ho potuta lasciare lì.

L'ho portato a casa con me e prima di dormire l'ho letto tutto d'un fiato. Cento e rotte pagine dopo ho spento la luce. Ed ero commossa. Commossa perché la professoressa Hack, dopo un viaggio nella storia italiana, mi ha insegnato che la vecchiaia non esiste, e io le credo.

In un periodo in cui i nostri governanti ci dicono che non dobbiamo essere "choosy" e che dobbiamo essere flessibili, che l'importante è mangiare anche cambiando lavoro una volta l'anno quando va bene, la professoressa ci prende la mano per portarci tutto da un'altra parte, dicendoci che è proprio nel momento più buio che dobbiamo ricordarci di avere un dovere fondamentale. Quello di svolgere al meglio il nostro lavoro. E io le voglio credere.

"... abbiamo il dovere di svolgere il nostro ruolo.
Dal mio punto di visto è un principio base della mia etica professionale ed è legato a doppio filo a concetti come la giustizia, il rispetto del prossimo e dell'orgoglio del proprio lavoro.
Capisco che in un periodo come questo, in cui in tanti un lavoro fanno fatica a trovarlo, parlare di "orgoglio del lavoro" sia un po' un controsenso, ma credo che si tratti di un valore fondamentale e imprescindibile. Anzi, è proprio in situazioni difficili come questa che lo si deve ribadire e difendere con più forza, soprattutto per zittire tanta gente che parla a sproposito.
Per esempio ho trovato insensata quell'uscita di Monti sulla monotonia del posto fisso. Lui si è scusato dicendo che la frase era presa fuori contesto, ma io invece credo che abbia voluto dire esattamente quello che gli abbiamo sentito uscire di bocca.
Qual è la necessità o addirittura la bellezza del cambiar continuamente lavoro?
Perché ci siamo fatti convincere che la chiave del futuro risiede nella mobilità sfrenata?
Quel che conta è che ognuno abbia il suo lavoro, che lo faccia bene e che se lo tenga. Con gli anni la nostra capacità di svolgere un mestiere si perfeziona, si trasforma, troviamo nuovi modi per compiere delle mansioni e - in questa maniera - cambiamo sempre lavoro anche se restiamo fermi. Vale per il panettiere come per l'ingegnere. Invece cambiando continuamente mestiere non facciamo altro che condannarci a restare apprendisti a vita."

Nove vite come i gatti. 
I miei primi novant'anni laici e ribelli 
Di Margherita Hack e Federico Taddia
ed. Rizzoli

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venerdì 16 novembre 2012

1Q84 -Aprile Settembre-

Il futuro è un territorio che nessuno conosce. Non esiste una mappa. Quello che ci aspetta dietro l'angolo non potremo conoscerlo, se non girando l'angolo.
La prima volta che lessi un libro di Murakami lavoravo in libreria da poco e una mia allora collega me lo consigliò. Il libro era Noruwei no mori (Norwegian Wood). Avevo 19 anni e me ne innamorai pazzamente.

Dodici anni (e innumerevoli libri) dopo, ho appena finito di leggere i primi due volumi di 1Q84. E sono sicura che se in questo momento mi alzassi dal tavolo, andassi alla finestra e guardassi nel cielo troverei due lune a guardarmi. Anche se so che nonostante le cose possano apparire un po' diverse: la realtà è sempre una sola.

Non dirò di più, leggete questo libro e sappiatemi dire cosa ne pensate. Dai commenti su Anobii sembra che lo si odi o lo si ami. Io faccio parte della seconda categoria.
Come sempre il libro è dotato di un'ottima colonna sonora. Gustatevela.

venerdì 9 novembre 2012

impara a sferruzzare, aiuta la ricerca

Domani, venerdì 9 novembre 2012, presso la ASD Postura e Benessere alle 18.30, ci sarà la presentazione del libro "23 progetti a maglia e uncinetto per la ricerca contro il cancro". L'idea del libro è partita da questo blog due anni orsono ma sono (e sempre sarò) orgogliosa di dire che questo è il libro di tutti quelli che han partecipato, anche solo con un piccolo aiuto. Se dovessi dire grazie ad ognuno di voi forse non mi basterebbe una giornata. Sono sicura che sarete d'accordo con me: ogni volta che viene aperto un libro, viene iniziato uno schema, viene letta una storia, viene visitato il blog, quello è il ringraziamento più grande che potrebbero farci. Siamo state brave, e cresciamo ancora.



Lasciatemelo dire: sarà davvero un grande onore, per chi ne avrà la possibilità, avervi ospiti per parlare insieme del nostro progetto. 

Facciamo conoscere quel che sanno fare un gruppo di donne armate solo di ferri e lana!

A domani!


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Postura e Benessere
Via Postumia 3
Milano 

martedì 23 ottobre 2012

I pilastri della terra

Se devo dire la verità ho sempre snobbato Ken Follet. Mi è sempre sembrato un autore troppo prolifico, troppo commerciale, troppo conosciuto. Insomma troppo. Uno di quegli autori di cui si fanno i pozzetti in libreria che indichi almeno duemilavolte al giorno dall'uscita del libro. Uno di quei libri che vanno direttamente al primo posto in classifica. Un classico libro che ti vengono a chiedere a Natale quando la gente si fa prendere dalla smania di regalare libri.

Poi invece, superato il primo momento di perplessità, ho ascoltato i consigli di alcuni amici e ho iniziato a leggere "I pilastri della terra". E devo proprio dire non male. Intanto c'è tanta tanta tanta (a volte forse un filino troppa) architettura. Il fatto che finisca subito primo in classifica e che la gente compri il suo libro è effettivamente perché la scrittura è coinvolgente  (non mi guardate così, c'è una marea di carta da ricicilo ai primi posti delle classifiche di lettura, e io sono molto choosy, come direbbe la Fornero), e la storia funziona. Anche se a mio avviso si sarebbe potuta tagliare un po' (un bel po'). Inoltre Follet ha il merito di aver avvicinato e di continuare ad avvicinare alla lettura tanta gente.

Insomma, tutto sommato sono soddisfatta di aver oltrepassato questo mio pregiudizio ed aver letto queste novecento e passa pagine ambientate nel medioevo. La scrittura è semplice e scorrevole, i periodi chiari e la trama avvincente. Un ottimo romanzo da vacanza, o da treno. Niente che ti apra le porte di un altro mondo insomma, ma un buon libro per passare del tempo piacevole (e non mi sembra poco).


I pilastri della terra
Di Ken Follett,
trad. Roberta Rambelli
ed. Mondadori

More about I pilastri della terra

letto per la sfida con mio fratello per la casella: Libro ambientato nel medioevo

mercoledì 10 ottobre 2012

Sulla pelle viva

Quanto pesa un metro cubo d’acqua?
Un metro cubo d’acqua? Mille chili, una tonnellata. Una tonnellata va bene?
Le frane le misurano a metri cubi. Il metro cubo è l’unica cosa che resta fissa, perché poi la densità, il peso, cambiano. 


Il 9 ottobre 1963 dal monte Toc, dietro la diga del Vajont, si staccano tutti insieme 260 milioni di metri cubi di roccia.
Vuol dire quasi sei volte più della Valte
llina.

Vuol dire seicento volte più grande della frana della Val di Stava.
Duecentosessanta milioni di metri cubi di roccia cascano nel lago dietro alla diga e sollevano un’onda di cinquanta milioni di metri cubi. Di questi cinquanta milioni, solo la metà scavalca di là della diga, solo venticinque milioni di metri cubi d’acqua... Ma è più che sufficiente a spazzare via dalla faccia della terra cinque paesi: Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè.
Duemila i morti.

Il racconto del Vajont - Marco Paolini
Un libro impressionante, per ricordarsi (o per chi come me non c'era, leggere) di una tragedia impressionante. Cinque paesi spazzati via, mille novecento vittime accertate, nel nome dell'indifferenza, delle urla non ascoltate di una valle che conosce le sue montange ma che è troppo poco importante per parlare.

Una tragedia nel nome dell'indifferenza (della quasi totalità) della cronaca, nell'indifferenza dei fatti ma soprattutto dell'indifferenza di uno stato che come al solito non è stato.

Un libricino di un'ottantina di pagine che apre una ferita profonda nell'anima.


Sulla pelle viva
Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont.
Di Tina Merlin


More about Sulla pelle viva letto per la sfida con mio fratello per la casella: Libro il cui titolo inizia per "s"

domenica 30 settembre 2012

Scappa bouc, scappa!

Entrò in casa, si tolse il vestito buono, le scarpe, le calze e rivestì i pantaloni stretti al ginocchio, i calzettoni di lana, il maglione a vari colori ormai sbiaditi, opera invernale della mamma, si mise sulle spalle lo zaino, pesante di tutte le cose necessarie lassù, una borsa di plastica col pane fresco, richiuse la casa e si avvio verso il Lauson.
[...]
Ogni volta che Danilo iniziava il cammino verso il Lauson non poteva fare a meno di guardarsi attorno, respirando benessere e acqua pura.

Il sentiero era abbastanza agevole e procedeva tra le fitte piante del bosco con continui e brevi tornanti.
Partendo dal ponte, aveva di fronte il ghiacciaio della Tribolazione, uno dei tanti che fanno parte del gruppo del gran Paradiso, luccicante sotto il sole e con le parti in ombra completamente turchine. Ad ogni tornante ritornava più vicina la visione del ghiacciaio e più lontano il piccolo villaggio di Valnontey con il suo campeggio bianco-blu, simile ad una vivace scacchiera.
Il torrente attraeva irresistibilmente il suo sguardo ed egli ne immaginava il percorso gonfio ed impetuoso fino alla confluenza con la Dora Baltea.
Danilo era abituato alla montagna e quel sentiero lo portava al casotto dove suo padre svolgeva l'attività di guardiaparco in località Lauson [...] 

Saliva silenzioso, con passo uguale, cadenzato "come i muli" soleva dire "un passo dietro l'altro", ma i muli guardano solo i loro piedi e lui, invece, amava guardarsi intorno, osservare il crescere delle piccole conifere da poco piantate, i preziosi fiori della montagna dai colori intensi e vivi, il muschio basso e umido, i cespugli di ginepro e di rododendri, i ciuffi di olina, che ritrovava più bassi, più lisci e più robusti lassù, fra le rocce del Lauson.
Quando giungeva al nevaio, si fermava a mangiare un panino.

[...] Ormai si avvicinava ai duemilacinquecento metri e il calore del sole gli dava una piacevole sensazione [...]

Era giunto al casotto più presto di quanto pensasse. Il padre non era in casa, probabilmente stava facendo il suo giro di perlustrazione e la mamma doveva essere uscita da poco perché dalla stufa provenia il brontolio del minestrone di fagioli. [...] 

Di nuovo l'aria fina dei duemillacinquecento metri gli accarezzo le guance, gli solleticò le narici e le labbra ed egli aspirò ad occhi chiusi e bocca aperta con evidente benessere. Quando riaprì gli occhi, li posò sulla meravigliosa cerchia dei monti che fanno parte del Gruppo del Gran Paradiso, ammantanti di neve luccicante al sole ormai al tramonto.

Quando ho letto per la prima volta questo libro ero una bambina di dieci anni. L'ho letto con la scuola, lentamente, rispondendo alle domande proposte nell'edizione scolastica, facendo l'analisi del testo.

Ed ogni tanto lo rileggo, in un pomeriggio, sulla stessa edizione scolastica in cui sono segnati i passaggi, le figure retoriche, i personaggi positivi e i negativi, le descrizioni della montagna che tanto amo.

Leggendo ritorno subito piccola, senza pensieri, e ritorno a quegli anni spensierati in cui per quindici giorni lasciavo i miei genitori e andavo a campeggiare con l'oratorio. Mi ricordo le partenze all'alba per le escursioni giornaliere, l'acqua gelata della fonte per lavarsi, lo zaino in cui custodivo i panini e il cioccolato. Mi ricordo la fatica della camminata, la gioia dell'arrivo, i giochi in alta montagna, scivolare col kway nelle ultime zone ghiacciate, la crema solare e il cappello, i calzettoni pesanti e gli scarponcini. E il ritorno verso la base, il campeggio per metà in ombra al tramonto. Le corvée per apparecchiare, sparecchiare o pulire per la cena. I giochi tutti insieme.
Dormire nel sacco a pelo, ridere in tenda, rubare i dolci dalle cucine.


Leggete questo libro e leggetelo ai vostri ragazzi. Li aiuterà a capire quanto crudele sia la caccia, quanto meravigliosa sia la natura e quanto difficile sia proteggerla dalla stupidità degli uomini. E soprattutto, li renderà migliori.

Scappa Bouc, scappa!
C. Pettoello Morrone
ed. Sansoni per la scuola

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mercoledì 19 settembre 2012

Naufragar mi è dolce in questo mar (di parole)

Domani devo fare una breve presentazione davanti ad un piccolo gruppo di persone. Fondamentalmente niente di trascendentale, ma parlare in pubblico mi agita. Mi sembra di non trovare abbastanza parole. Con la scrittura non ho nessun tipo di problema, quando si passa al discorso, è tutto un altro paio di maniche.
E' sempre stato così fin dall'università, soprattutto nei giorni precedenti.

Ne prendo atto e vado avanti. Ma oggi mi sono sentita particolarmente frustrata. Insomma, in fondo è la mia presentazione della mia azienda, nella mia lingua madre. Non dovrei trovare difficoltà no?

Eppure.

Stasera, leggendo Murakami mi sono imbattuta in una frase che mi ha reso più serena; sapere che anche un genio come lui abbia qualche problema a cercare le parole quando si tratta di fare un discorso a braccio mi consola un pochino (con l'unica differenza che se la stessa cosa la facessi in inglese io probabilmente emetterei solo due suoni: well e ehmmm). Ed è per questo che adoro leggere. Chissà perché nei libri trovo sempre qualcosa che mi farà affrontare meglio quello che deve venire.

"Quando sono in Giappone non ho quasi mai occasione di parlare in pubblico. non tengo conferenze. Invece in inglese ne ho già fatte tante, e anche in futuro, se mi verrà chiesto, penso di accettare. Parrà strano ma di fronte ad un uditorio mi viene più facile esprimermi nel mio inglese poco scorrevole che nella mia lingua madre. Forse è perché quando voglio faer un discorso coerente in giapponese, provo la sensazione di affogare in un oceano di parole. La scelta è illimitata, le possibilità infinite.[..] Di conseguenza ogni volta che mi rivolgo ad un vasto pubblico mi perdo nel mare troppo pescoso del vocabolario, con un forte senso di frustrazione." 
Haruki Murakami, l'arte di correre.

martedì 18 settembre 2012

Leggere Lolita a Teheran

La curiosità è insubordinazione allo stato puro.

E' solo attraverso la letteratura che ci si può mettere nei panni di qualcun altro, comprenderlo negli aspetti più reconditi e contraddittori del suo carattere ed evitare così di emettere condanne troppo severe. Al di fuori della sfera letteraria, di una persona si riesce a cogliere soltanto la superficie. E se si arriva a capire davvero qualcuno, a conocerlo, non è facile mandarlo al patibolo...
Come può un libro che parla soprattutto di dittatura, diritti negati, violenza gratuita e censura dare un senso di pace quando lo si legge?
Probabilmente il primo motivo è il poter uscire di casa senza timore. Poter leggere qualsiasi cosa sia stata edita, poterne discutere, poter tenere un blog. Probabilmente questi ed altri gesti che diamo per scontati, ci appaiono finalmente preziosi, nel momento stesso in cui qualcuno ci mette davanti ad un'altra realtà. Una realtà conosciuta ma relegata in un angolo della mente insieme alle altre dittature mondiali, alle guerre, alla fame, alle crisi.
Il secondo motivo, per il quale vi dico che questo è davvero un libro da leggere, è la fuga, non dalla realtà. Non sarebbe possibile, nè utile. Ma dall'infinita solitudine che ognuno di noi ha sempre provato nella sua vita. La fuga di una professoressa e delle sue sette ragazze, dalla solitudine sotto il velo imposto. Una fuga verso la comprensione e la libertà.
Una fuga che vi troverete a fare anche voi, attraverso la letteratura di Nabokov e Fitzgerald, pensando a Daisy Miller, a Elizabeth Bennet e a Catherine Earnshaw;


Leggere Lolita a Teheran
Di Azar Nafisi
ed. Adelphi

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domenica 2 settembre 2012

Una Samba per Sherlock Holmes

 "Il landò raggiunse l'Hotel Albion e il cocchiere, un giovane di neanche vent'anni, saltò a terra per aiutare i passeggeri. Holmes scese per ultimo dalla carrozza e si appoggiò al braccio del ragazzo:
- Grazie, giovanotto. Vedo che tuo fratello era tisico e che è morto recentemente di tubercolosi galoppante. Sentite condoglianze, - concluse Holmes. Lo stupore del cocchiere e degli altri due passeggeri era talmente palese che il detective continuò:
- Ti vedo perplesso, ma la mia deduzione è elementare. Noto sulla tua casacca una macchia rossa di sangue, certamente dovuta a emottisi. E' chiaro inoltre che la giacca ti va larga, il che significa che apparteneva a qualcun altro. Come si usa nelle famiglie meno abbienti, i fratelli minori ereditano i vestiti da quelli più grandi. Quindi è ovvio che la tua giacca, macchiata dal sangue dello sbocco, apparteneva al tuo povero fratello, falciato recentemente dal terribile morbo.
Sbigottito, il marchese si rivolse al cocchiere:
- Sono esatte le osservazioni del signor Holmes?
- Signornò. Sono figlio unico. La giacca era di mio zio che è farmacista e la macchia rossa è di mercurocromo.
Holmes, che stava entrando in albergo, disdegnò le parole balbettate dal giovane cocchiere."

Come mai il dottor Watson e Sherlock Holmes sono così lontani da Baker Street 221B?
Che ci fa il dottor Watson con un cappellaccio da contatino e sandali di cuoio di Caprone?
Come mai Sherlock Holmes è stato arrestato per atti osceni in luogo pubblico?
Che ci fa della canapa indiana nella pipa del grande detective?
Chi è quel Caipirinha che ha allungato la Cachaça con limone e zucchero pestato?
Chi è quell'assassino tagliatore di orecchie, armato di daga e violino che si aggira per Rio de Janeiro?
Cos'è un sirialchiler?
Ma soprattutto: cosa c'entra Jack lo Squartatore?

"Una samba per Sherlock Holmes" è un romanzo geniale, divertente, da leggere tutto d'un fiato. Anche se, come me, siete fan delle avventure londinesi del famoso detective deduttivo.

Se non l'avete fatto non perdetevi neanche l'altro romanzo di Jo Soares: L'uomo che uccise Getulio Vargas

Una samba per Sherlock Holmes
di Jo Soares, trad. di Daniela Ferioli
ed. Einaudi

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letto per la sfida con mio fratello per la casella: Libro di autore sudamericano